domenica, 21 settembre 2008


In realtà il motivo di tutto è questo... ci sono individui che sono in grado di esperienziare una visione più globale, più dal di fuori, più esternata ed osservata, altri che rimangono legati al particolare. E questo è il primo stadio, appunto, essere in grado di "guardare" al mondo da un punto di vista "totale". In seguito c'è il rendersi conto dell'inutilità dell'esistenza. Si insomma, totalmente inutili, ciò che siamo, qualsiasi cosa diremo o faremo, il modo in cui ci vestiremo la musica che ascolteremo gli stessi artisti che quella musica l'hanno scritta per far sì che noi l'ascoltassimo, le persone che abbiamo amato e da cui siamo stati amati, la famiglia, viaggiare... viaggiare. Forse unico gancio in mezzo al cielo, eppur anch'esso mero deterrente alla noia dell'attesa della morte... Una volta compreso ciò, una volta vagliata la soglia del secondo stadio, l'essere umano si divide in due tipologie: il debole, e poi il forte. Il fatto è che non sono ancora riuscito a capire a quale delle due io faccia parte, non sono ancora in grado di distinguere da che parte mi sia a mia insaputa schierato all'interno di questo macabro gioco... Uno dei due è colui che al realizzare di tutto questo, nell'istante in cui s'illumina e carpisce il "significato non-significato" dell'esistenza, s'intristisce, si rassegna, si uccide. Colui il quale crede che, data l'inutilità di sè stesso e di tutto quanto lo circonda, unica via d'uscita, sarà la fine. L'altro, sono io, forse. Quello che, pur avendo compreso tutto ciò, decide [o forse non decide] di trascinarsi avanti, di convivere non solo con la sua sfortunata evenienza, ma anche con la consapevolezza che ne deriva dalle sue elugubrazioni mentali. Bene, visti i tre stadi, e date le tipologie di essere derivanti dal terzo ed ultimo, mi rimane ancora da capire se io sia un debole, o un forte...
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domenica, 07 settembre 2008


... è tutto così irreale. Ogni giorno di più svanisce la mia concezione di realtà. Esco fuori di testa quando penso di trovarmi veramente in un involucro che non mi è proprio e che in realtà (in chissà quale delle realtà) non esiste... Non c'è. Come quando guardo tutto ciò che mi circonda, voglio dire, a cominciare dalle mie mani... Soprattutto le mie mani. Molte volte penso che siano più reali gli oggetti inanimati che il mio corpo stesso. Io so di esistere, lo sento, ma sento anche che questa non è la mia forma propria. In questo guscio virtuale, metafisico, ci sono costretto. Imprigionato qui dentro al fine di far sì che mi interroghi per la ragione stessa per cui questa sorte mi sia capitata. Se io sono qui, devo comprenderne il perchè. Un test, una prova, con tanto di piaceri terreni e distrazioni materiali atte apposta a dissuadermi dal proposito finale. La via da seguire è quella della non identificazione, dapprima, il distacco, il non lasciare che queste vacue quisquiglie, poste d'innanzi a noi proprio col fine di lasciarci fluttuanti, a mezz'aria, in uno stato di sonno profondo, abbiano il sopravvento su di noi, facendo si che rimaniamo legati alla materialità e di conseguenza al nulla. C'è bisogno di introspezione, ma non psicologica, non basterebbe, anzi sarebbe un errore, l'introspezione che dobbiamo cercare è molto di più. E' consapevolezza del nostro essere primo, e ciò potrà avvenire solo tramite il risveglio. Il risveglio, ecco cosa. Dobbiamo svegliarci, aprire gli occhi e capire, riflettere e comprendere e sentire quello che veramente noi siamo. In questo stadio non ci arriveremo mai, ovviamente. I nostri ragionamenti e le nostre sensazioni sono solo il risultato dell'universo in cui siamo stati posti, meri derivanti senza una veridicità innata dentro di noi. L'unico modo per arrivare al momento in cui potremo comprendere intrinsecamente la verità del nostro essere e quindi renderci finalmente liberi da questa sciocca costrizione terrena, arriverà quando capiremo il motivo. L'unica maniera tramite cui riusciremo a conoscere cosa veramente siamo, è capire il motivo per cui siamo qui. La causa si trova nella questione stessa: noi siamo qui per capire il motivo per cui noi siamo qui. Siamo stati messi alla prova. Ci è stata data una possibilità. La chiave di tutto... Consapevolezza.
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