
In realtà il motivo di tutto è questo... ci sono individui che sono in grado di esperienziare una visione più globale, più dal di fuori, più esternata ed osservata, altri che rimangono legati al particolare. E questo è il primo stadio, appunto, essere in grado di "guardare" al mondo da un punto di vista "totale". In seguito c'è il rendersi conto dell'inutilità dell'esistenza. Si insomma, totalmente inutili, ciò che siamo, qualsiasi cosa diremo o faremo, il modo in cui ci vestiremo la musica che ascolteremo gli stessi artisti che quella musica l'hanno scritta per far sì che noi l'ascoltassimo, le persone che abbiamo amato e da cui siamo stati amati, la famiglia, viaggiare... viaggiare. Forse unico gancio in mezzo al cielo, eppur anch'esso mero deterrente alla noia dell'attesa della morte... Una volta compreso ciò, una volta vagliata la soglia del secondo stadio, l'essere umano si divide in due tipologie: il debole, e poi il forte. Il fatto è che non sono ancora riuscito a capire a quale delle due io faccia parte, non sono ancora in grado di distinguere da che parte mi sia a mia insaputa schierato all'interno di questo macabro gioco... Uno dei due è colui che al realizzare di tutto questo, nell'istante in cui s'illumina e carpisce il "significato non-significato" dell'esistenza, s'intristisce, si rassegna, si uccide. Colui il quale crede che, data l'inutilità di sè stesso e di tutto quanto lo circonda, unica via d'uscita, sarà la fine. L'altro, sono io, forse. Quello che, pur avendo compreso tutto ciò, decide [o forse non decide] di trascinarsi avanti, di convivere non solo con la sua sfortunata evenienza, ma anche con la consapevolezza che ne deriva dalle sue elugubrazioni mentali. Bene, visti i tre stadi, e date le tipologie di essere derivanti dal terzo ed ultimo, mi rimane ancora da capire se io sia un debole, o un forte...
escogitato da: emons alle 01:48 | Sperma-Link | commenti (12)
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